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venerdì 3 febbraio 2017

Lavarsi i capelli solo con acqua

Sono sei mesi che ho cambiato modo di trattare i miei capelli ed ho eliminato shampoo e balsamo. Dopo qualche anno che utilizzavo prodotti ecobio senza trovarne uno decente, ho deciso di lasciar perdere, tanto il risultato è lo stesso.
Cercherò di raccontarti questa esperienza partendo dall' inizio, sei mesi fa appunto.
Mi sono ritrovata per l' ennesima volta a cercare uno shampoo ecobio e crueltyfree che non fosse una presa per il culo, tanto per farti capire:
non volevo triple confezioni con il barattolo in plastica messo nella scatola in cartone a sua volta avvolta nella pellicola,
non volevo barattoli non riutilizzabili,
non volevo ingredienti dannosi per me e per l' ambiente,
cruelty free ovviamente,
che non costasse più di 4 euri e senza particolari ingredienti provenienti dall' altra parte del mondo.
Secondo te quanti shampoo e balsamo ho trovato corrispondenti a tutto questo?
Esatto, nessuno. Se stai pensando che pretendo troppo, vorrei che tu fossi qui con me per vedere la mia espressione mentre ti dico che se per te ricercare la semplicità è pretendere troppo, allora viviamo in due mondi diversi. Probabilmente sei molto legato/a a un particolare modo di apparire e alle tue comodità e non sto dicendo che sia sbagliato, ma non è la mia "scala di priorità", non è la mia normalità, non è il mio mondo, quindi mente aperta per favore.

Questa ricerca è durata un po' di settimane e nel frattempo ho ovviamente finito lo shampoo! Mi sono ritrovata con l' ennesimo barattolino in giro per casa e zero idee su cosa comprare, così ho deciso di non comprare niente. Ho cominciato a lavarmi i capelli solo con l' acqua, i miei capelli sono medio lunghi e piuttosto lisci / senza forma, mi sono ritrovata con parecchi nodi e con i capelli molto unti.
Ho impiegato un mese per capire come gestire questa situazione senza ritrovarmi con i dread, che adoro, ma diciamo che non sono in programma.
Cercando l' origine dello shampoo e il suo sviluppo nella società ho imparato molte cose, e sono arrivata alla conclusione che probabilmente non stavo seguendo una strada sbagliata. Nel primo mese ho cambiato metodo di lavaggio, passando a un massaggio più sostenuto, ho sostituito la spazzola con un pettine che uso solo dopo averli sistemati con le mani e lasciati asciugare. Ho notato che ci sono molti fattori che rendono i capelli grassi, come alcuni alimenti e quando diventano troppo grassi uso un po' di bicarbonato o del sapone che faccio in casa con olio d' oliva e tutto torna come prima.
Ho letto che il bicarbonato è utile per eliminare i batteri, ma non per sgrassare, invece a me è utilissimo proprio per sgrassare.
Dopo sei mesi i miei capelli sono esattamente come quando usavo costosi shampoo e balsamo ecobio, non sono caduti, non si sono spezzati, non hanno perso il loro volume, non puzzano, non mi sono venuti i funghi e io non sono morta... ripeto, mente aperta per favore.

Si leggono tanti pareri su internet, la miglior cosa è provare sapendo che c'è un periodo di transizione, di circa due mesi, in cui i capelli potrebbero essere orribili e che questo dipende da tantissime cose,
vivi in una città con molto smog?
o fai un lavoro o un' attività in cui ti sporchi molto i capelli? (cucina, officina...).
Come dicevo prima, potrai scoprire che quello che mangiamo passa anche dalla testa, in fondo credo che non usare lo shampoo sia come togliere dei filtri che opprimevano il corso naturale con cui il cuoio capelluto si protegge e rimane sano.
Per molte persone il problema maggiore sono i nodi o l' aspetto certamente più selvaggio, se passerai da uno shampoo siliconico, all' acqua, ti sembrerà di essere mowgli, ma questo dipende anche dai gusti di ognuno di noi, a me mowgli piace :)
Se al contrario di me, ti piacciono i capelli perfetti e lucidi, lascia perdere, se non ti dispiace essere più naturale o se hai i capelli corti, provaci.

Ho letto che c'è chi ha dato un nome a tutto questo, chiamandolo "metodo no poo" o "low poo", non so perché bisogna dare un nome a tutto e identificare come "metodo" quello che in realtà è un "non metodo", comunque potrà esserti utile se vuoi fare delle ricerche mirate per approfondire l' argomento, ma ti consiglio di provare senza farti influenzare e prendi questo post per quello che è, un' esperienza personale.


venerdì 2 dicembre 2016

Andiamo avanti a pane vegan e bodyshaming

Qualche mese fa è comparso nella home di Facebook un triste esempio della guerra Vegano VS Onnivoro. Tra parentesi, questa squallida guerriglia a colpi di post razzisti è uno dei tanti motivi per cui mi sono cancellata da Facebook, se ti interessa puoi leggere il mio sproloquio sull' inutilità di questo specifico social qui.

Ti stavo dicendo, mi compare sulla home questo battibecco tra SuperVegan belli/e e in forma VS un' onnivora grassa, brutta e cattiva. Il degrado di questo post vedeva come protagoniste due pance messe a confronto, una era di una "ragazza vegana" e una di una "ragazza onnivora". 
L' autrice del post è "la ragazza vegana" che voleva dimostrare che "vegan è meglio", prendendo in giro la "ragazza onnivora", colpevole di essere più grassa rispetto a lei e che probabilmente le aveva rivolto offese, sinceramente non lo so.
Il motivo per cui si è creato quel post non mi interessa, ho lasciato passare del tempo prima di scriverci su proprio perché non mi interessa parlare di queste persone in particolare o delle loro motivazioni, perché non ci sono scuse, quel post e bodyshaming* puro, punto.

Quando dico che non ha senso dichiararsi super vegani se poi si è dei prepotenti, intendo questo. Deridere qualcuno per il suo aspetto è qualcosa di compassionevole, pace e amore, siamo tutti fratelli? No.
Deridere qualcuno pubblicamente per il suo aspetto è da stronzi. E' da persone succubi, ignoranti e incapaci di vedere la vera bellezza.
Agendo in questo modo non si fa altro che alimentare lo stesso meccanismo che conduce gli animali nei mattatoi, ovvero riconoscere come verità assoluta qualcosa che ci viene in realtà imposto.
Non è la società a dirci che grasso è sbagliato? La stessa società ci dice che mangiare gli animali è giusto.

Non rifilarti la stronzata che <<  L' obesità è una malattia, è una questione di salute! >>,
perché è solo un' ipocrisia, qualcuno si diverte per caso a ridere dei malati di sclerosi multipla? Qualcuno si diverte a fare foto di se stesso in perfetta salute affianco alla foto di una persona bipolare per godere delle differenze? Qualcuno nega un impiego lavorativo a una persona epilettica perché non è di bell' aspetto? Un diabetico si è mai sentito insultare con disgusto? C'è mai stato qualche bambino che è stato preso in giro perché affetto da qualche cancro?
No, perché non solo siamo ipocriti, ma anche perbenisti, non ci facciamo mancare niente.

Mettere a confronto due corpi, farci sopra una battuttina fatshaming e buttare tutto questo in piazza è violenza e discriminazione verso una persona, la stessa violenza e discriminazione che ci indigna se viene rivolta verso gli animali. Questo è specismo.
Essere vegani non vuol dire nulla, se chi lo è si erge a entità empatica e poi cova razzismo verso qualcuno di diverso. Odiare o beffare qualcuno per il suo corpo, o per qualsiasi altra cosa che è solo sua è veramente segnale che ci è morto qualcosa dentro.
E' così orrendo essere diversi? Dobbiamo per forza essere tutti/e uguali? Dobbiamo sempre tracciare una linea e definire chi va tra i peggiori e chi tra i migliori? E' una linea lunga, lunghissima, che continua per intere sezioni di cose giuste e cose sbagliate, persone potenti e schiavi, persone morali e persone immorali, persone normali e persone perverse, animali che possono vivere e animali che devono morire.
La linea è sempre quella.
Se tracci una linea decidendo cosa è bello e cosa è brutto, stai discriminando tutto ciò che c'è dall' altra parte, ti stai prendendo la libertà di scegliere cosa amare, ambire e rispettare togliendo a tutto il resto questa stessa libertà, ed è molto facile quando sei dalla parte "giusta" della linea.
Ognuno di noi vede cose che reputa brutte, ma nessuno ha il diritto di fare del proprio parere personale un' arma per ammazzare qualcuno, ma questo viene in realtà accettato.
Quel post è stato apprezzato, è stato condiviso, quella prevaricazione è stata socialmente accettata. Ci sono persone che hanno riso della << ciccionazza onnivora >> e subito dopo sono tornate nella loro bolla di empatia e amore. Ipocriti.

Forse non ha molto senso definirsi antispecisti mentre si etichetta qualcuno come cessa o grassona, non so, io eviterei di giocare all allegro santone mentre si butta altra aggressività nel mondo.
Esistono le persone che ci fanno perdere la pazienza, che ci stanno antipatiche e perfino quelle che odiamo, ma che senso ha giudicarne l' aspetto per farsi quattro risate? Non ha senso, sei un essere compassionevole, ricordi?
Non stai dicendo il tuo parere, non stai raccontando qualcosa per cui un' altra persona potrebbe esprimersi e parlare del perché non la pensa come te, stai insultando, stai discriminando, stai uccidendo la libertà di un' altra persona.

La cosa che veramente mi rattrista è l' esistenza stessa di questi episodi, sono talmente assurdi, ci sono delle contraddizioni talmente palesi, che non riesco a capire perché siamo qui a parlarne.
Mi chiedo se ha senso scrivere di queste cose, è veramente una polemica inutile oppure è un problema reale? Sono io che sono una rompipalle o importa anche a te? Siamo davvero qui a parlare del perché sia discriminante offendere qualcuno per il proprio aspetto?
Se lo faccio è palese che per il momento la mia risposta è sì. Ritengo che sia importante, soprattutto perché una cosa orribile non è solo socialmente accettata, ma anche incentivata.
Proprio ieri ho guardato un episodio di una serie tv che mi ha fatto tornare in mente che volevo scrivere di questo fatto, nella serie due donne si trovavano in piscina e schernivano schifate un uomo grasso che si era fermato di fronte a loro per salutarle.
Il messaggio è chiaro: Sei grasso? Fai schifo.
E' un esempio, ma ce ne sono a migliaia, la televisione ne è particolarmente piena, anche film e serie tv scadono in questo genere di... umorismo?!? Delle persone grasse si ride, ci si permette di fare orrendi paragoni e giustificarli come critica istruttiva per salvaguardare la nostra salute.
La barzelletta della salute.

Vorrei aggiungere che così come esistono "vegani magri" esistono anche "vegani grassi", quindi?
Ci arrenderemo a questo fatto, così come ci arrenderemo al fatto che esistono persone realmente empatiche e persone a cui piacerebbe esserlo... GET OVER IT!


Fonte immagine qui.

*Con bodyshaming intendo insultare il corpo di qualcuno/a, tipo: troppo grassa, troppo magra, troppo alta, troppo bassa, tatuaggi, peli, forma del naso, troppo seno, poco seno, troppo trucco, assenza di trucco e altre cose di cui non te ne deve fregare niente.

martedì 22 novembre 2016

Spacchiamo la vetrina di Facebook

Dico addio a facebook, il motivo non è niente di originale ed è quello per cui conosco sempre più persone che abbandonando il social più famoso del mondo.
E' diventato troppo, un caos senza reali contenuti.
Poteva essere il mezzo di comunicazione più potente del mondo, ma non lo sarà mai e a questo mi sono dovuta arrendere. Ho provato ad usarlo in diversi modi, ma ho sempre fallito e i risultati sono stati molto scarsi, probabilmente avevo una visione distorta della realtà, ora so che verrà usato sempre e solo per condividere ricette, le foto delle proprie vacanze e video stupidi, osservando e giudicando qualsiasi cosa.

I problemi che non sono riuscita a superare sono:
- i fatti troppo personali condivisi dai miei amici, questa settimana ho assistito pure a un divorzio, così per farti capire...
- le opinioni personali di chiunque condivise nel 90% dei casi in modo prepotente. Su facebook non c'è un vero e proprio scambio di opinioni, c'è solo QUESTA E' LA MIA BACHECA E CI SCRIVO IL CAZZO CHE VOGLIO E SE NON TI STA BENE VAFFANCULO. 
Questa è più o meno la reazione che si ha quando si vuole commentare i post di qualcuno cercando di aprire un dialogo.
- le pubblicità che anno dopo anno sono state sempre più in evidenza fino ad ora che compaiono nella home tra un post e un altro. 
- la politica da strozzino che facebook usa con le pagine, per cui o paghi o i tuoi post non vengono resi visibili a tutti gli/le utenti della tua pagina. 
- il cyberbullismo che dilaga nell' indifferenza generale.

Non posso elencarli tutti in realtà perché è un insieme di tante cose, il motivo principale che mi ha portata a questa decisione è stata, come sempre, la scelta di non far parte di qualcosa che io penso essere la causa di un problema. Ritenevo facebook un ottimo strumento per conoscere nuove persone con cui creare una rete per fare del reale attivismo, ma ogni volta che ho chiesto aiuto è stato come parlare con un muro. Ci sono molte più persone che preferiscono condividere il post di un animale che sta male, piuttosto che aiutarlo realmente, usando le mani e non la tastiera. Non sto parlando di reali ostacoli che ci impediscono di agire in prima persona, mi riferisco a tutte quelle persone che sono loro stesse il proprio grande ostacolo. E' terrificante, ma facebook è popolato quasi esclusivamente da persone del genere, passive e allarmiste che diventano degli utenti di plastica impassibili, con lacrime di plastica di fronte ai post strappalacrime dei gattini investiti, ma che non rallentano nemmeno quando ne incrociano uno.
Per un periodo ho pensato che dovevo passare oltre alle millemila cose che ritenevo tristi o offensive e concentrarmi su quello per cui ero lì: l' attivismo e infatti avevo il comune pensiero che facebook per il volontariato serve.
Lasciami urlare una cosa,

FACEBOOK PER IL VOLONTARIATO NON SERVE A NIENTE. 
Quante volte ti sei ritrovato/a da solo/a dopo aver chiesto aiuto su facebook? 
E' come urlare in una stanza vuota. 

E' un luogo dove non si ha nessuna voglia di agire, ma di rimanere a guardare quello che fanno gli altri. Tutti hanno tanta voglia di parlare, ma non di ascoltare, è una strada a senso unico.
Se penso alle persone con cui faccio attivismo, non ne ho conosciuta nemmeno una grazie a facebook e questo già mi ha fatto riflettere, ho conosciuto però tante persone che fingono di fare volontariato in modo abbastanza patetico. Non c'è bisogno di facebook, c'è bisogno di siti e di blog dove informarsi e comunicare, ma non è facebook il posto giusto, poteva esserlo, ma non lo sarà mai. 

Vorrei dirti una cosa, non è però nemmeno questo il vero punto della situazione, quando poco fa ho scritto che non voglio far parte del problema, non intendevo proprio questo. Quello di cui parlavo è qualcosa che non so come definire se non "invogliare le persone alla passività", ovvero invogliare le persone a fare tutto quello che ho scritto prima, rendendo accettabile il condividere senza agire, perché tanto ci penserà qualcun altro. Se le condivisioni fine a se stesse possono essere utili per pubblicizzare un evento o un prodotto, non lo sono quando si parla di aiutare esseri viventi, animali o persone che siano, anzi rendono essi stessi un prodotto. Questo meccanismo viene innescato da tutti quei super eroi che passano il tempo ad auto compiacersi facendosi i selfie con "il cane salvato" in cerca di like e complimenti, offrendo alle persone la possibilità di pensare << Per fortuna che esistono gli angeli come te!!11! >> le stesse persone poi condivideranno e non muoveranno nemmeno un muscolo per fare qualcosa di reale. La caratteristica con cui puoi riconoscere questi/e super eroi sono i post chilometrici dove si scusano e si umiliano, ma questa volta devono per forza chiedere il nostro aiuto, di noi poveri scemi/e che non siamo capaci di fare quello che fanno i super eroi...
ma prima cosa eri lì a fare? A mostrare quanto è grosso il tuo c...uore? A cercare di battere il record di like usando magari una creatura in difficoltà? Perché ti vergogni di chiedere aiuto, non siamo su facebook proprio per questo, per tenersi in contatto e agire quando c'è bisogno?
Forse no e allora ti voglio fare un' ultima domanda:
facebook serve davvero per fare volontariato?

A questa domanda io mi sono risposta di no e ho preso la decisione di cancellarmi. Non voglio far parte di una cosa così squallida, ho lasciato il mio numero e la mia mail a chi pensavo non li avesse e ho cominciato a godermi il silenzio che si era creato, una situazione molto surreale che mi ha fatto capire che probabilmente avevo abusato fin troppo del social. Non ho intenzione di stare un secondo di più a guardare le vetrine dei super eroi che mettono in mostra atti di normale umanità facendoli passare come "cose da animalisti" o altre stronzate.
Sicuramente riuscirò a comunicare con meno persone, ma spero di ottenere qualcosa di più concreto.
Mi rendo conto che probabilmente la mia visione di facebook si discosta da quella di tante altre persone, il mio problema sta infatti nello cercare qualcosa di così preciso in un mondo così vasto. Il fatto stesso di essere così grande e così pieno di violenza lo rende, per me, impraticabile e irrecuperabile.


La pagina Amore Bestiale sarà eliminata, ma sono contenta di poter dire che non è mai stata utilizzata realmente, perché tu e/o altre persone che siete passati/e su questo blog avete sempre preferito metodi più umani per comunicare con me. Internet offre infatti, dall' alba dei tempi, diversi modi per stare in contatto, i social forse sono nati per migliorare e velocizzare questi contatti, ma a un certo punto qualcuno ha creduto di essere in un mondo a parte e si è creato il mondo del web, dove poter vomitare la propria rabbia senza subire conseguenze. Non è così, quello che scrivi a qualcuno su facebook ha lo stesso valore che avrebbe se lo dicessi di persona. Se ne potrebbe parlare per ore, perché i problemi sono tanti, io ho raggiunto il mio limite, bye bye facebook!

sabato 8 ottobre 2016

La libreria antispecista '"Il buio dietro di me"

Oggi voglio scriverti di una delle storie che hanno contribuito a cambiare il mio modo di vedere le cose, quelle storie che non possono che aggravare la mia visione già pessimista del mondo.
Ho deciso di farlo tramite la “recensione” di un libro, ma in realtà ne sono venuta a conoscenza grazie a un film del 2013, Devil’s Knot - Fino a prova contraria
Riassumendo, è uscito questo nuovo film, parla di errori giudiziari e delle violenze annesse, mi interessa e decido di noleggiarlo. 
Il film parla di fatti realmente accaduti, tre bambini vengono brutalmente assassinati in Arkansas nel 1993 e tre ragazzini vengono arrestati e incarcerati nonostante l’assenza di prove. Il caso è noto alla stampa come “I Tre di West Memphis”, il numero non si riferisce ai bambini uccisi, ma alle altre tre vittime, i tre adolescenti accusati: 
Jessie Misskelley Jr 17 anni, Jason Baldwin 16 anni, condannati all' ergastolo più due condanne a 20 anni per tre omicidi mai commessi 
e Damien Echols 18 anni, pena di morte per tre omicidi mai commessi.



La storia è assurda e racchiude fin troppe problematiche:
ci sono i pregiudizi malati verso chi ascolta heavy metal,
c’è l’ ignoranza dell’ opinione pubblica,
c’è il cieco accanimento per partito preso,
c’è il prendersi gioco di una persona con una capacità di intendere limitata,
ci sono tre bambini di otto anni picchiati a morte,
c’è la violenza incessante delle carceri,
ci sono davvero troppe cose.

Devil’s Knot mi aveva fatto intuire la presenza di tutti questi elementi, ma in qualche modo lo ritengo un film incompleto, anche se alla fine mi ha lasciata interessata al caso, così spento il film ho acceso il computer.
Ho scoperto l' esistenza del documentario West of Memphis, uscito nel 2012, prodotto da Peter Jackson e Fran Walsh, al caso si sono infatti interessate numerose persone del mondo del cinema e della musica, rendendo possibile un lieto fine, se così si può definire. 
Il documentario che più ti consiglio è Paradise Lost: The Child Murders at Robin Hood Hills del 1996 e il successivo Paradise Lost 2: Revelations del 2000, me li guardai entrambi immediatamente e ne rimasi sconvolta.

Le storie dove la prepotenza e la violenza regnano sovrane mi lasciano sempre disorientata, sono una di quelle persone che ci pensa veramente non una di quelle che finito il film dice << Oh poverino, un innocente condannato a morte>> poi spegna la tv e con la tv i pensieri... purtroppo per me, questo non è un bene. Devo ammettere che questa storia mi ha lasciato qualcosa di diverso, ogni volta penso che può capitare a chiunque, anche a me, non sono una di que* stronzi/e che pensano che queste cose non esistano e che se accadono è perché qualcuno/a se le è cercate! Qui bisognerebbe scrivere per ore, ma lascio perdere… comunque, questa storia più di altre, poteva benissimo succedere a me.
E’ molto complesso raccontarti tutta la vicenda, perché come già ti ho accennato ci sono troppi elementi su cui ragionare e ognuno di questi merita attenzione. Ti consiglio di vedere i due Paradise Lost che puoi trovare su internet e fare le tue riflessioni. 



Veniamo al libro, dopo essermi vista il film, i documentari e vari altri video e interviste su internet decido di comprare il libro scritto da Damien Echols Il buio dietro di me uscito anche questo nel 2013, l’ ho letto in due giorni, dedicandogli ogni secondo del mio tempo, fermandomi solo perché a volte quello che leggevo era troppo pesante per me. Anni fa, leggevo moltissimo, ma passavo il tempo tra libri fantasy e racconti, ora mi dedico soprattutto a fatti accaduti realmente, libri di denunce e storie di violenza e devo ammettere che non leggo più così spesso. Non posso fare a meno di legarmi ad ogni storia e diventa pesante ogni volta cominciare un nuovo libro, Il buio dietro di me ha segnato una profonda pausa dalla lettura perché finirlo è stato davvero impegnativo. Nonostante ci abbia impiegato solo due giorni, il racconto di chi è stato per 18 anni nel braccio della morte è devastante, se aggiungiamo che è entrato da adolescente per tre omicidi mai commessi, diventa veramente insopportabile anche il solo pensiero. Anche Jason Baldwin ha scritto un libro, purtroppo non riesco a trovarlo tradotto in italiano e quindi ancora non l’ ho letto, penso che mi arrenderò e proverò a leggerlo in inglese. C’è anche un altro libro di Damien e Lorri, la donna che è diventata sua moglie, ed è una raccolta delle lettere che si sono scambiati in questi anni, io non l’ ho letto e non credo troverò mai il coraggio di farlo, solo l’ idea di leggere qualcosa di così personale in un momento così disperato mi disturba. Non ci riesco. Non riesco nemmeno a immaginare di racchiudere in un libro di sole 476 pagine, 18 anni di detenzione nel braccio della morte, 18 anni di accuse, 18 anni in cui non sei più nemmeno una persona e non solo questo, infatti gli abusi verso Damien cominciarono molto prima e in questo libro c’è la sua vita, dove troviamo un altro importante argomento,  l’ abuso della psichiatria. Non posso commentare anche questo perché se no finisci di leggere il post tra un mese, rimandiamo a un’ altra volta.




Ho amato leggere come Damien abbia trovato la forza di reagire e crescere nonostante tutto, consiglierei di inserire questo libro tra le letture scolastiche anche solo per questo.

Il buio dietro di me è un libro da leggere, non si può far finta di niente e non prestare nemmeno un secondo di attenzione a chi ha vissuto l’ inferno per colpa di pregiudizi che alimentiamo tutti/e ogni giorno (quasi tutti/e). 
Sì perché ogni volta che pensi che qualcuno/a che ascolta heavy metal sia un/a satanista, oltre ad essere un/a coglione/a, sei la causa di fatti come questo. 
Ogni volta che giustifichi l’ abuso di potere dietro la sacralità del lavoro, sei la causa di tutto questo. 
Ogni volta che te ne freghi di come vengono trattate le persone in carcere, sei la causa di tutto questo. 
Ogni volta che giudichi colpevole qualcuno/a in base a quello che ti vende la stampa sei responsabile di tutto questo. 
Io credo che pensare che la violenza che regna nel mondo non ci riguardi, sia sbagliato dal momento che noi abitiamo questo mondo e che ogni cosa che facciamo in relazione con altre persone, ha delle conseguenze.

Collegandomi a questo, c’è un’ altra cosa di cui vorrei scrivere, ormai la “recensione” di questo libro sta diventando tutt’ altro, comunque, alla fine di questo buio durato 18 anni, Jessi, Jason e Damien sono stati rilasciati. Jessie è semplicemente tornato a casa, Jason credo che si sia trasferito con la sua ragazza, non so molto perché hanno un uso dei social praticamente inesistente, come biasimarli. Damien vive a New York con sua moglie Lorri e da tutta questa merda ha tirato fuori un percorso personale fatto di magia che ogni tanto condivide, lo seguo su Facebook e su Instagram e sinceramente è un piacere vedere quello che crea, anche se immagino che il suo uso dei social sia legato al fattore “pubblicità” e lo capisco molto bene. Ti racconto questo per arrivare ad un’ altra componente di questa storia: “internet”, il fatiscente mondo dei “social network”, dove si può scrivere e leggere di tutto. Quello che si legge in internet riguardo soprattutto a Damien ha del ridicolo e sfora di un bel po’ il confine tra opinione personale e bullismo. Ho letto numerosi commenti riguardante il suo look, definito “creepy” o il suo atteggiamento, definito da “rock star”, io mi chiedo ma che cazzo ne vuole sapere la gente della natura dei suoi atteggiamenti e soprattutto mi chiedo come sia possibile davanti a quello che ha vissuto, mettersi a commentare ancora una volta, il suo modo di vestire. In generale giudicare una persona dal suo aspetto e ridicolizzarla con un commento su Facebook è un comportamento da bullo/a, in questo caso trovo che sia l’ ennesima aggressione verso una persona che ha già ampiamente pagato un ingiusto prezzo per il suo sacrosanto modo di essere. 
Gli aspetti inquietanti potevano finire qui? Certo che no. Che dire delle persone che commentano in modo esplicito la sua fisicità, ritenendo la sua storia interessante e degna di nota in base a quanto lui sia bello o meno? Vorrei che qualcuno/a mi spiegasse, come è possibile fare commenti di questo genere in un simile contesto! Non è un commento su uno che passa, sei su internet, hai letto la sua storia, hai cercato le sue foto, ti sei messo/a su Facebook a scrivere di lui, tutte cose che richiedono un minimo di sforzo, per poi arrivare a parlare di quanto sia o non sia figo? E’ davvero questa la prima cosa che ti viene in mente di scrivere su internet? Davvero? Un ennesimo giudizio? Tralasciando il fatto che un complimento non è per forza positivo, l’ unica cosa che ti viene in mente è giudicarlo un' altra volta? 

Più rifletto su questa terribile storia, più saltano fuori particolari inquietanti che nell’ insieme devono essere un peso insopportabile per i protagonisti, io non credo riuscirei a vivere una simile follia. 

> Un piccolo dietro le quinte di questo blog alla deriva,

questa “recensione” l’ ho scritta tre mesi fa, non l’ ho mai pubblicata fino ad oggi perché non mi sembrava di aver trattato questo argomento nel modo giusto. Ho tutt' ora un dubbio. Purtroppo l’ intrecciarsi di argomenti che mi toccano così profondamente non mi permette di fare di meglio, almeno in forma scritta ho dei limiti giganteschi. Spero che non reputerai una perdita di tempo essere arrivato/a fino alla fine del post, fammi sapere se eri a conoscenza della storia di queste sei vittime, cosa ne pensi, se hai il letto libro, fammi anche una "contro-recensione" via mail o tramite commento, sono davvero interessata.



Autore: Damien Echols
Anno: 2013
Costo: 19€

martedì 4 ottobre 2016

Due anni senza frigorifero

Sono passati due anni da quando ho deciso di spegnere il frigorifero, le mie impressioni sono tutte positive:

- Meno sprechi di cibo. Preparo solo quello che mi serve e se avanza qualcosa lo utilizzo per il pasto successivo.
- Più fantasia nel riciclare gli avanzi. A volte non mi va proprio di mangiare la stessa cosa nella stessa giornata, ma di buttare via non se ne parla e quindi è necessario inventarsi qualcosa.
- Meno consumo di elettricità. Sono gli elettrodomestici quelli che inquinano l' ambiente e fanno alzare la bolletta, vivere senza frigorifero è un peso in meno per tutti.
- Frutta e verdura sempre fresca. Due volte a settimana compro frutta e verdura e in questo modo mangio solo cose fresche e tutto è più saporito, continuo a sostenere che il frigorifero in qualche modo appiattisse i sapori.
- Non devo pulire il frigorifero. Oh... io non mi divertivo a farlo, quindi anche questo è positivo XD.
- So quanto e quale cibo c'è in cucina. Niente ammuffisce dimenticato dietro altri prodotti e da questo ne deriva anche un grande risparmio economico.
- Meno schifezze confezionate. Senza tutti quei cibi preconfezionati si vive molto meglio, si risparmia e si guadagna in salute. Ci fa capire di cosa realmente abbiamo bisogno per nutrirci eliminando gli eccessi.

Una cosa molto importante che ho imparato è fare la spesa. Quello che facevo prima era: andare ogni tanto a comprare cose, senza programmare minimamente i pasti o pensare a quello che poteva servirmi di più. Ho preso questa occasione anche per imparare ad organizzarmi e ora sono arrivata a fare la spesa dei prodotti "non freschi" una volta al mese e frutta e verdura due volte a settimana.
Inizialmente quando andavo a fare la spesa del mese prendevo anche qualche formaggio o affettato vegan da consumare il giorno stesso o il giorno dopo, ma poi vuoi perché una volta non mi andavano o perché avevo a disposizione meno soldi o perché me ne dimenticavo, la voglia di quei prodotti mi è passata completamente. E' circa un anno che non li compro e sto meglio così e non inquino nemmeno più nello smaltire le varie confezioni.
Sostanzialmente non compro più niente che andrebbe conservato in frigo e questo non fa che incentivare l' autoproduzione e il risparmio, inquinando molto meno.

Come conservo frutta e verdura?
D' inverno sul terrazzo e d' estate in cucina all' ombra. Non uso sacche di sale o cose simili, semplicemente perché vedo che non servono. Non ho nessun gran segreto sulla conservazione del cibo, semplicemente mi sono accorta che il frigorifero è una grossa fregatura.
E' abbastanza personale, bisogna provare e capire ogni quanto è necessaria la spesa "del fresco", ma una volta capito questo, regolarsi di conseguenza viene naturale.
Come faccio con le bevande?
Io non bevo bibite di nessun tipo, nemmeno i succhi di frutta confezionati, preferisco farmi al momento delle spremute, dei centrifugati o degli estratti, quindi il problema delle bibite non l' ho dovuto affrontare.
Per quanto riguarda l' acqua la bevo sempre a temperatura ambiente, anche in estate, è anche più salutare perché l' acqua fredda non aiuta la digestione.
Generalmente non bevo birra durante il giorno o durante i pasti, può capitare se sono in compagnia di qualche amico/a, ma comunque è sempre a temperatura ambiente. Questo può essere impensabile per alcune persone, ma dal mio punto di vista rimane impensabile avere un frigorifero solo per tenere in freddo la birra, preferisco uscire e andarmela a bere in birreria o semplicemente non berla.

Queste sono le mie considerazioni dopo due anni senza frigorifero, sarei molto curiosa di sapere l' esperienza di qualche famiglia numerosa alle prese con una vita senza frigorifero.

Come ultima cosa, rinnovo il consiglio a chi vive nei condomini di provare a condividere gli elettrodomestici, non c'è alcun motivo per avere in ogni appartamento dello stesso palazzo una lavatrice, un frigorifero, un congelatore. Per come sono fatta io non avrebbe nemmeno senso avere ognuno la propria mega aspirapolvere o il super ferro da stiro (oggetto a me sconosciuto) o attrezzi di vario genere, sarebbe più normale avere un' area comune, come un garage o uno scantinato e attrezzarlo a lavanderia e piccola sala dove tenere gli oggetti di tutti/e. Capisco che questo è un po' folle in una realtà dove è molto più probabile che le persone godano del fatto di avere un' aspirapolvere più potente di quella del vicino, piuttosto che prestarsi oggetti. Vivo in un mondo dove si potrebbe appendere un quadro di Van Gogh per strada, dove tutti/e potrebbero godere della sua bellezza e a nessuno/a verrebbe mai in mente di rubarlo o distruggerlo... peccato che questo mondo sia solo nella mia testa.

venerdì 30 settembre 2016

Calendario 2017 Il Prato dei Conigli

E' già disponibile il calendario del Prato dei Conigli , neanche a dirlo... è stupendo!


I protagonisti sono i tantiiiiiiiiiissimi conigli che cercano casa e le foto sono una più bella dell' altra.
Acquistare il calendario è un modo per sostenere le tante spese di gestione dei rifugi, non solo per le verdure fresche, il fieno e l' acqua, ma anche per i lavori di manutenzione dei recinti e per le spese mediche che non mancano mai, tra sterilizzazioni e recupero di coniglietti in condizioni al limite del possibile.
Uno dei conigli salvato in extremis è Umberto, recuperato a Luglio in un parco dove viveva con altri conigli, dopo che un cane lo aveva aggredito fratturandogli gravemente la mandibola. La situazione di Umbertino è stata preoccupante e disastrosa fin da subito, in pochi avrebbero scommesso su di lui, qualsiasi veterinario avrebbe consigliato la soppressione. Ti garantisco che il piccolo non aveva nessuna voglia di morire e infatti ha trovato nel Prato dei Conigli un rifugio sicuro e una seconda occasione che ha sfruttato al massimo, mangiando tutta la pappa dalla siringa, non mollando mai e dimostrandosi pieno di voglia di vivere. Purtroppo la mandibola non tornerà più come prima e avrà per sempre gravi problemi odontoiatrici da tenere seriamente sotto controllo, ma la sua storia non è finita in quel parco, non si è arreso e non lo ha fatto nemmeno chi si è preso cura di lui, per questo motivo sostenere Il Prato dei Conigli è importante.
Ovviamente troverai Umberto nel calendario, precisamente nel mese di Gennaio, ma il mio mese preferito quest' anno è Maggio, dove il protagonista è Rocco... dimmi tu se non è bellissima questa foto!?!


Se vuoi comprare il calendario richiedilo tramite mail a info.ilpratodeiconigli@gmail.com, il costo è di 10€, ma se sei dalle parti di Prato il 16 Ottobre, ti consiglio di venirlo a prendere di persona al Rosicchiando in Autunno, una bellissima festa per sostenere il rifugio dove potrai conoscere i conigli e le splendide persone che si prendono cura di loro.

Tutte le info sulla pagina Gioconda, la coniglia della Rotonda !

mercoledì 28 settembre 2016

La libreria antispecista "Sperimentazione sugli animali. Perché no"

Breve nota per gli/le anziani/e del blog:
da adesso quella che era prima la rubrica della "Libreria Vegan" diventerà "La Libreria Antispecista" per staccarmi dal termine "Vegan" che è ormai privo di ogni significato, distorto e lontano da ciò che sono.



Il libro che voglio consigliarti oggi è a cura dell' associazione Oltre la Specie e parla di sperimentazione sugli animali, analizzandone diversi aspetti, come:



i cataloghi commerciali degli strumenti. Una ricerca molto importante che rende chiaramente visibile dove vengono detenuti gli animali, il prezzo che gli viene assegnato e la strumentazione utilizzata, ovvero tutta "la tecnologia al servizio del progresso!".

Troverai un' ampia riflessione sul dolore provato dagli animali e gli aspetti politici ed etici legati a questo. Un pensiero secondo me fondamentale ora che siamo talmente abituati a sentire spiegazioni sul perché la sperimentazione animale sia scientificamente inutile, tanto da dimenticarci di quei milioni di animali che ogni giorno vengono uccisi. Spostare le argomentazioni ri-spegnendo la luce sugli animali, non fa altro che renderli due volte senza nome, due volte delle vittime ignorate, due volte della misera merce.
Una posizione che si stacca dalla solita visione antropocentrica o dai numerosi tentativi fallimentari che ritroviamo anche in campagne come "stop vivisection" dove l' aspetto etico viene messo in secondo piano, per concentrarci, finalmente, sugli animali.


Viene inoltre raccontata la storia di una coniglia R7 (Rabbit 7), una storia drammatica che dura 372 giorni. Una storia talmente dolorosa che non mi sento in grado di commentare in questo momento, dopo aver appena finito il libro.

Non voglio svelarti di più, ma ti consiglio di leggere questo libro con cui sono molto felice di ri-inaugurare la libreria antispecista!

Autore: Oltre la Specie
Anno: 2016
Costo: 2€
Per ordinare: info@oltrelaspecie.org - oltrelaspecie.org